presidio antifascista – contro Casapound e il revisionismo sulle foibe

Start event:
End event:

Domenica 8 febbraio a Torino i neofascisti di Casapound hanno indetto una fiaccolata per commemorare le vittime delle foibe con appuntamento in corso Cincinnato, zona Vellette.

Antifascisti/e del quartiere e altri compagni/e torinesi danno appuntamento in strada Altessano angolo corso Cincinnato (giardini Cavallotti) alle ore 16 per una controiniziativa:

- con la Resistenza dei partigiani italiani e jugoslavi, contro il revisionismo neofascista sulle foibe

- contro casapound e i gruppi neofascisti che con slogan come “la casa agli italiani” fomentano la guerra tra i poveri nelle periferie, quando non si rendono responsabili di vili aggressioni squadriste come quella nei confronti di Emilio a Cremona il 18 gennaio o quella in un liceo di Milano lo scorso sabato

di seguito e in allegato testi di convocazione del presidio:

CONTRO IL REVISIONISMO SULLE FOIBE

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, con il Trattato di Rapallo (1920) e poi quello di Roma (1924) l’Italia al suo confine orientale acquisì un territorio nel quale abitavano quasi 500.000 tra sloveni e croati. Invece di portare avanti una politica di integrazione, con l’avvento del fascismo iniziò un processo di assimilazione forzata: vennero progressivamente eliminate tutte le istituzioni slovene e croate, le scuole furono italianizzate, gli insegnanti licenziati o costretti ad emigrare, vennero posti limiti all’accesso degli sloveni nei pubblici impieghi, cambiati i nomi dei luoghi. Questo generò una prima ondata di sentimento anti-italiano.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1941 il regime fascista e quello nazista attaccarono e occuparono quasi tutta la Jugoslavia, lasciandosi andare a uccisioni e brutalità di ogni genere. Vennero approntati, sia nel territorio italiano che in quello jugoslavo occupato, un gran numero di campi di concentramento, nei quali oltre ai detenuti di etnia slava vennero spesso rinchiusi anche migliaia di antifascisti italiani e stranieri di varie nazionalità. Gran parte degli slavi, fra cui anche vecchi, donne e bambini, trovarono la morte per inedia, malattie, torture o soppressione fisica, come peraltro espressamente richiesto da Mussolini, che chiedeva «l’annientamento di uomini e cose».

I primi partigiani jugoslavi iniziarono la loro lotta antifascista sin dal luglio 1941. I nazifascisti tentarono inutilmente in tre riprese il loro annientamento. Il primo tentativo fu realizzato nell’ottobre 1941 e si avvalse anche di vere e proprie azioni terroristiche verso i civili (ad esempio l’eccidio nazista di 7000 abitanti di Kragujevac). Il secondo fu attuato nel marzo 1942, quando il Comando superiore armate Slovenia e Damazia (poi detto Supersloda) inviò a tutti i reparti la circolare 3C; la circolare conteneva ordini di una ferocia inaudita, ad esempio: “Internare a titolo protettivo, precauzionale e repressivo, individui, famiglie, categorie di individui delle città e delle campagne e, se occorre, intere popolazioni di villaggi e zone rurali; Si sappia bene che eccessi di reazione, compiuti in buona fede, non verranno perseguiti. Perseguiti invece, inesorabilmente, saranno coloro che dimostreranno timidezza e ignavia”. La terza grande offensiva si svolse nell’estate 1942, sotto la direzione del generale Mario Roatta, e si concluse, come gli altri due tentativi, con grandi massacri di civili ma senza riuscire a scalfire la forza e il coraggio dei partigiani jugoslavi, ai quali si univano molti partigiani italiani di orientamento comunista.

Considerando quanto accaduto si comprende come mai, a partire dal 1943 e soprattutto nel 1945, la Resistenza jugoslava nella sua avanzata contro il regime fascista compì l’uccisione nelle foibe di alcune migliaia di italiani, in certi casi anche in maniera indiscriminata, fino al Trattato di Osimo del 10 febbraio 1947.

Considerando la storia nel suo complesso è importante riconoscere che la rappresaglia delle foibe fu provocata proprio dalla barbarie nazifascista in Jugoslavia.

E per questo è ancora più inaccettabile che dal 2004, quando una legge proposta dal nostalgico Roberto Menia fu votata da un parlamento a maggioranza di centrodestra, la data del 10 febbraio venga strumentalizzata dai gruppi neofascisti per scendere in strada.

Non dimentichiamo che anche oggi i neofascisti strumentalizzano i problemi delle periferie. Con la loro propaganda sulla “casa agli italiani” e altro alimentano la guerra tra i poveri, mettendo italiani e immigrati uno contro l’altro e facendo così un gran favore ai ricchi che possono continuare a godersi i loro privilegi.

 

PRESIDIO ANTIFASCISTA

domenica 8 FEBBRAIO ore 16

str. Altessano / c.so Cincinnato

TORINO

 


Attached files